Ti è mai capitato di guardarti dentro una relazione e chiederti:
“ma io, dove sono finita?”
All’inizio era tutto entusiasmo, voglia di esserci, di sentirsi parte di qualcosa alla pari. Poi hai iniziato a spostarti, un passo indietro alla volta.
Hai detto sì quando avresti voluto dire no. Hai rimandato i tuoi desideri perché c’era sempre qualcosa di più importante, perché avevi paura di discussioni infinite con il partner. Così sei scivolata all’ultimo posto.
Prima viene lui, vengono i figli. Prima vengono il lavoro, la casa, la famiglia, tutto quello che ogni giorno chiede la tua attenzione. Tu arrivi dopo, se restano tempo ed energie.
Ma annullarti nelle relazioni non è amore.
Non è destino e neanche quello che si deve fare.
È uno schema.
Uno schema che porta a confondere il sacrificio con l’amore e il farti piccola con l’essere una brava compagna. Uno schema che puoi iniziare a vedere, ascoltare e poi trasformare.
Perché mi annullo nelle relazioni?
Non nasce tutto da te.
C’è una storia molto più grande.
Questa cosa di annullarsi quando si è in coppia può succedere a tutti ma molto più spesso succede a noi donne. E lo sai perché.
Per centinaia di anni alle donne è stato chiesto di servire, accudire, sopportare, supportare, tenere insieme tutto senza farsi mai vedere troppo.
Ci hanno insegnato ad essere brave.
Brave bambine, brave figlie, brave lavoratrici, brave compagne, brave madri. Come se il nostro valore dipendesse dalla capacità di esserci sempre per tutti, di vestire un ruolo anche quando dentro non resta più niente.
E attenzione: fare le cose bene è una meraviglia. Ma quando per “fare bene” inizi a dimenticarti di te, quando i tuoi bisogni diventano un lusso, iniziano i problemi. E comunque a fine vita non arriva nessuno a darti una medaglia.
Anche le nostre mamme e le nostre nonne ci hanno tramandato paure antiche che battono sullo stesso punto. Non chiedere, non essere troppo libera, non esporti, non rischiare. Fatti piccola, così sei al sicuro.
Generazione dopo generazione, molte donne hanno imparato che amare significa adattarsi e chiudersi in una scatola.
È un programma che ci hanno installato.
Possiamo riscriverlo.
Lo schema dell’annullamento
Il loop non parte mai da un pensiero tipo “oggi voglio tradire me stessa”.
Parte da bisogni profondissimi: sentirsi amata, accolta, al sicuro.
Il cervello primitivo farebbe qualsiasi cosa per proteggerci dal rifiuto e dall’abbandono. Quindi se dentro di te c’è un nodo che collega l’amore e l’appartenenza al bisogno di compiacere, ecco che il compromesso diventa automatico.
Ecco come si inizia ad annullarsi nella relazione:
- Senti un desiderio: vorresti dire, fare, scegliere qualcosa per te.
- Subito arriva la paura: e se non gli va? e se mi giudica? e se resto sola?
- Ti dici che quel desiderio non è così importante. Che non vale la pena rischiare una discussione o un litigio, che in fondo va bene anche così.
- Ti adatti, fai quello che pensi faccia felice il partner.
- Ti spegni un po’.
- Magari ti senti anche in colpa per aver osato desiderare.
Ogni compromesso, da solo, sembra innocuo.
Ma tutti insieme ti portano lontanissimo da te.
E allora ti chiedi perché ti senti stanca, spenta e frustrata. Perché ti sembra che tutto ti vada storto. Perché hai la sensazione che gli altri pretendano sempre qualcosa da te, ma allo stesso tempo non riesci a smettere di dare e sacrificarti.
Quando ti rendi invisibile, spegni anche il Piacere
Se nella vita ti abitui a mettere te stessa all’ultimo posto, finirai con il farlo in ogni situazione. Anche in camera da letto.
Magari fai l’amore quando non ne hai voglia o non sai cosa ti piace. Fingi l’orgasmo perché chiedere qualcosa nel sesso ti fa sentire “cattiva”. Passi il tempo a chiederti se il tuo corpo va bene, se ti stai muovendo nel modo giusto, se lui sta provando piacere.
Ma tu, in tutto questo, dove sei?
Dov’è il tuo, di Piacere?
Il punto è che, a forza di voler compiacere per paura di non essere amata, ti allontani dal tuo Corpo e dal tuo sentire. Metti da parte i tuoi desideri perché nessuno ci ha insegnato ad ascoltarli, nominarli, portarli nella relazione senza vergogna.
Ci hanno insegnato a essere desiderabili.
Non a essere DESIDERANTI.
Così il sesso e il Piacere diventano qualcosa che subisci invece di qualcosa che vivi. Un altro spazio in cui essere brava, disponibile, accogliente senza disturbare. Un altro spazio in cui non esserci.
Il primo passo per smettere di annullarti
Riprenderti il tuo spazio non significa necessariamente diventare una stronza o un’egoista. E neanche stravolgere la tua vita da un giorno all’altro.
Il primo passo è tornare ad ascoltarti.
A sentire cosa dice il tuo corpo e fidarti di lui.
Perché se hai passato anni a farti piccola, forse non sai più distinguere cosa vuoi da cosa pensi di dover volere. Non sai più se quel sì che stai dicendo è autentico oppure il frutto dell’abitudine ad annullarsi.
Allora si parte da lì: dal Corpo.
Dal fermarti un attimo prima di rispondere.
Dal sentire se ci sono tensioni o denti stretti.
Se c’è apertura, fiducia, o chiusura.
Il Corpo lo sa prima della testa. Sa quando qualcosa ti mette a disagio o ti spegne, quando stai seguendo la tua verità e quando invece ti stai sacrificando per paura. Devi solo ricominciare a sentire.
E poi, fare ogni giorno una cosa per te e il tuo Piacere.
Riposarti quando sei stanca. Dire “ci penso e ti rispondo” anziché buttarti nel solito sì automatico. Ballare su una musica che ti fa stare bene. Chiedere una carezza. Fare un bagno caldo.
Smettere di annullarti non è tradire gli altri.
È smettere di tradire te stessa.
È dare un significato alla tua vita perché l’hai vissuta tu.
Se senti che è il momento di smettere di lasciarti per ultima, inizia dal Diario del Piacere. È uno spazio per ascoltarti, dare voce ai desideri che hai messo a tacere e tornare a scegliere te, un giorno alla volta.
Vivi Accesa!
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